Un volto di leone.

 Maschere. Conigli. Profili allungati di uomini con le radici sfumate, sempre in due. Vedo questo se chiudo gli occhi, se lascio la mente libera dai pensieri del mio ego, della mia ragione mortale, se mi lascio l’opportunità di non ricercare ragioni per eventi di cui non so nulla, se non l’apparenza. Coraggio? Paura? Emozioni non vere sui nostri volti, sempre allegri, sempre pronti a sorridere, anche quando da sorridere non ci viene. Come non fosse abbastanza bello, abbastanza emozionante vedere sul volto dell’altro il riflesso dell’uomo che è, così com’è in quel momento. (Mi amo quando non falso come mi sento, quando dal mio volto, dai miei occhi, traspare l’incertezza, la debolezza, la richiesta d’aiuto. Quando sono più umana di quanto sia mai stata.)
Coraggio. La strada è lunga e siamo solo all’inizio. Coraggio, non vogliamo che le nostre paure di mortali ci impediscano di guardare più lontano, di desiderare più in grande, di sentire più profondamente, vero? Coraggio, avremo ancora silenzi, avremo confusione, dubbio, ansia e isteria. Avremo rabbia, la più difficile da sradicare. Avremo ancora voglia di addormentarci per non pensare, voglia di scappare, per non doverci confrontare con i bulbi delle nostre disfunzioni, avremo ancora momenti in cui penseremo: non ne vale la pena, a che pro tutto questo dolore? Avremo ancora voglia di lasciarci vivere. Ma li studieremo, col cuore e la mente, li impareremo a memoria, li riconosceremo quando arrivano, e sapremo cosa fare per fronteggiarli. Coraggio.
Paura. Di conoscersi, d’abbandonarsi, d’amarsi. Per paura d’essere di nuovo lasciati soli, per paura di lasciare a nostra volta qualcuno da solo, quando non riusciamo a bilanciare mente e cuore. Paura d’esser vecchi, di essere sempre gli stessi, che adesso sappiamo bene chi siamo stati, i danni che abbiamo fatto, le parole che non ci siamo detti per orgoglio o per vergogna. Paura di andare al fondo della vergogna, dell’orgoglio, delle parole che ci ripetiamo, dei danni che abbiamo fatto, di chi siamo stati, di chi siamo. Potremmo scoprirci ancora più meschini, disgustarci di più, spaventarci di più di noi stessi, e, alla fine, non voler avere nulla a che fare con noi. Paura di non avere coraggio. Di non essere pronti a reagire quando necessario, paura di reagire e sbagliare, paura di prendere strade sbagliate e non trovare più la strada maestra. Paura di tradire chi siamo stati e giurammo sarebbe stato per sempre. “Io non cambierò mai, lo prometto.” Lo diceva una voce più giovane, più fresca, più inesperta di quella che oggi esce dalle nostre labbra. Quella voce che di noi stessi e del mondo non sapeva nulla ma che si è fatta una promessa, quella di non cambiare. E adesso, avere paura di rompere quella promessa, anche se è necessario per cambiare pelle, per scrollarsi di dosso tanto male, tanto dolore. Tradirsi per rinascere a vita nuova, in cui, com’è probabile, ci riprometteremo “Non cambierò mai più, lo giuro.” E invece saremo costretti a farlo, quando i nostri corpi cambieranno forma, quando nuove, tenere, buone, affascinanti idee verranno a bussarci alla porta e non potremo fare a meno di pensare “E se fossero vere? E se si potesse vivere con la bontà, la tenerezza, il fascino d’essere sinceramente, incondizionatamente sè stessi anche di fronte ad un’altra persona?” Avremo paura di questo perchè pensiamo sia più semplice dare ciò che ci si aspetta da noi, così non ci sono controindicazioni, ci ameranno di sicuro, e quando quello che si aspettano da noi sarà troppo, perchè non ci sentiamo all’altezza, allora scapperemo di nuovo.
Ma si può vivere scappando? Evitando accuratamente di prenderci le nostre responsabilità? Non quelle di fronte agli altri, ma quelle di fronte a noi stessi. Cosa ci meritiamo? Davvero ci meritiamo di vivere mettendo sempre da parte ciò che ci fa sentire più giusti su questa terra perchè abbiamo dei doveri che qualcun altro ha scelto per noi ma a cui dobbiamo sottometterci, per non fare la figura degli ingrati, dei deboli, degli strani? Davvero dobbiamo allontanare quelle mani che non si sa come, sono arrivate e ci hanno stretti forte, e continuano a stringerci, ad accarezzarci il cuore, perchè pensiamo di non meritarcelo? Davvero ci meritiamo di vivere senza abbandonarci mai totalmente a noi stessi e a qualcun altro per paura di rimanere delusi, feriti? Non lo siamo stati comunque delusi e feriti? E non siamo forse ancora vivi?
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Ho letto questo

è stato un colpo. Mi ha stordita ritrovarmi in molti degli atteggiamenti descritti, alcuni li porto avanti da una vita. Non fa solo male sapere che questo modo di approcciarmi alle cose ha avuto – ed ha ancora – una ricaduta negativa sui fatti miei, ma anche e soprattutto quanto male ho fatto agli altri. Questo è ciò che non riesco ad accettare. La nostra mente fa dei percorsi assurdi.
Ho riletto l’articolo l’altro ieri prima di andare a lavoro. Sono arrivata stordita, in botta, e ci sono rimasta per un paio d’ore. Poi l’ansia, la paura di non essere in grado di accettare, lavorare, cambiare questi atteggiamenti distruttivi; brividi di freddo nel momento più caotico della serata, io in macchina che consegno e combino guai. Poi ho sputato il rospo e detto perchè ero in quello stato. E di lì a poco tutto è migliorato.
Forse stordimento, ansia, brividi e serenità erano già racchiuse nel momento in cui ho constatato la cosa. La goccia nell’acqua ha fatto il primo cerchio, stretto, asfissiante, e il momento iniziale si è espanso. Forse nei prossimi giorni ripercorrerò queste sensazioni, forse ritorneranno per mesi, come eco di un momento che è avvenuto e che continua a pulsare in eterno in un istante di tempo. Continuerà a battere e anche questo sarà parte di ciò che vorrò essere d’ora in poi.

E così mi osservo vivere. L’ho fatto per molto tempo, lo faccio ancora.

Mi ritrovo ad andare giù quando intorno a me le persone ridono, come se qualsiasi cosa sia detta in una compagnia sia un buon motivo per giudicare e giudicarmi. Mi ritrovo a prendermi delle libertà che sono state scontate per tutto il tempo in cui ho vissuto da sola e in questa casa non ci sono. E non so per quale motivo. Mi vedo fare cose buffe e spregiudicate per il luogo in cui mi trovo, tipo portarmi la canna in bocca ovunque senza nasconderla, è una cosa che faccio e che mi fa amare me stessa. Per la libertà che comunica. Penso spesso a situazioni di migliori libertà. Non smetto mai di immaginarle e immaginarmici dentro – per fortuna. Soffro molto in sottofondo. Dovrei soffrire si più? Di meno? Dovrei smettere di pensare? Non voglio più smettere di pensare. Ma mi sento molto insicura.
Mi vedo sobbalzare quando sotto la doccia la mia mano scivola sul mio corpo. Come non potessi essere sicura nemmeno di me. Mi manca star bene, mi manca sentirmi a posto con chi sono, mi manca essere sicura della mia mente. Mi manca sapere che fare una cosa mi farà stare bene. Mi manca assecondarmi. Mi manca un po’ d’amore sincero. Davide si è rotto di me.