Spostare e postare: un’analisi

Ho immaginato come dev’essere vedere me che sposto cose, mobili, in casa. Ad un certo punto mi sono detta: Si, ho proprio voglia di spostare cose. Ma questa volta cose nella mia mente, nel mio corpo. Spostare. Spost-are. S-post-are. Postare.
Cerco:
spostare
Levar, togliere di posto o di luogo altrimenti dislogare dis-logare (cioè: allontanare da un luogo, dislogarsi/slogarsi allontanarsi da un luogo ) ma anche cacciare alcuno, il nemico forse dal posto che occupa. Cacciarsi dal posto che si occupa. “Spòstati!”
Spostarsi: uscire o spostarsi dal posto “Mi sposto molto,” (spostarsi dal posto è muoversi) o figurativamente da uno stile di vita. Ho vissuto molto tempo con uno stile di vita, con delle idee, che ho rafforzato schiacciando me stessa e figurandomi, illudendomi che le cose fuori fossero in un modo, che mi hanno sinceramente fatto male. Perchè continuare ad esserlo, non in futuro, non forse domani, non chissà, ma… ora? Adesso? Si, si, in questo istante. Ora. Con come sei, con come stai, con cosa fai, cosa c’è intorno, adesso. Anche non dandogli peso, anche facendolo controvoglia, almeno è movimento, è muovere cose. Smuovere. O Spostare, l’attenzione da qualche altra parte, ad esempio. Magari qualcosa che ti appassiona, che ti cura, che può essere un bel posto nel mondo.
Spostare differisce da scostare, che indica propriamente l’allontanarsi che fa un corpo da qualche appoggio; p es. la barca dal lido. Spostarsi non è scostarsi, che invece vuol dire allontanare il proprio corpo da un appoggio. Quali miei appoggi sono negativi, potenzialmente negativi per me? Davide è un appoggio negativo? Quando un appoggio è negativo? Quando gli sto delegando delle mie responsabilità. Ecco, a quel punto l’appoggio è negativo. Non perchè lui sia negativo in sè, è negativo il mio appoggiarmi a lui, alla sua situazione che, comunque, non vorrei reggere adesso, per avere quell’amore e quella cura dall’esterno, mentre quell’amore e quella cura io la devo a me stessa dopo tutti questi anni. Mi sono curata, e male, degli altri, per non curare me stessa. Piano piano sempre più. Per non affrontarmi. Quindi sai che faccio: mi siedo sul molo spingo a largo la barchetta con dentro Davide, solo un attimo, tanto ho imparato che i fili resistenti e lunghi, per quanto sottili, restano sempre attaccati alle estremità. Magari Davide approderà su nuove terre, vedrà altri corpi, li toccherà, li potrà spogliare facilmente e facilmente entrare dentro di loro. Magari succederà a me.
Mi scosto, mi discosto, non con sdegno, non con un fare da snob, con serenità. Mi scosto da ciò che, per quanto ami, non mi è necessario. O meglio: mi è necessario da altre fonti.
Postare: disporre, collocare al suo posto; detto quasi esclusivamente di soldati, artiglierie e simili. Postare sentinelle, postare le batterie, le artiglierie. Ma si può disporre anche un oggetto in uno spazio, collocare determinati oggetti in determinati posti, affinché tutto sia gradevole, eccitante, gestibile, piacevole. Postarsi, prendere posto in un luogo. Decidere come prendere posto in luogo, sempre che il luogo ne valga la pena. In particolare appostarsi, nascondersi per ascoltare, osservare, spiare: m’alzai e salii a postarmi sotto l’ippocastano (Fenoglio) Piantarsi con atteggiamento fermo e risoluto: …esclamò, dando indietro due passi, postandosi fieramente sul piede destro (Manzoni).
In un luogo almeno è necessario “postare”: dentro di sè. Un collocare che soggiace a un disporre energie e attenzioni in un determinato modo, in un determinato spazio. In particolare appostarsi, nascondersi per ascoltare, per ascoltarsi oltre le giustificazioni urlate. Osservare, spiare il proprio corpo. Cosa fa? Piantarsi con atteggiamento fermo e risoluto, “fieramente sul piede destro”.
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Ho letto questo

è stato un colpo. Mi ha stordita ritrovarmi in molti degli atteggiamenti descritti, alcuni li porto avanti da una vita. Non fa solo male sapere che questo modo di approcciarmi alle cose ha avuto – ed ha ancora – una ricaduta negativa sui fatti miei, ma anche e soprattutto quanto male ho fatto agli altri. Questo è ciò che non riesco ad accettare. La nostra mente fa dei percorsi assurdi.
Ho riletto l’articolo l’altro ieri prima di andare a lavoro. Sono arrivata stordita, in botta, e ci sono rimasta per un paio d’ore. Poi l’ansia, la paura di non essere in grado di accettare, lavorare, cambiare questi atteggiamenti distruttivi; brividi di freddo nel momento più caotico della serata, io in macchina che consegno e combino guai. Poi ho sputato il rospo e detto perchè ero in quello stato. E di lì a poco tutto è migliorato.
Forse stordimento, ansia, brividi e serenità erano già racchiuse nel momento in cui ho constatato la cosa. La goccia nell’acqua ha fatto il primo cerchio, stretto, asfissiante, e il momento iniziale si è espanso. Forse nei prossimi giorni ripercorrerò queste sensazioni, forse ritorneranno per mesi, come eco di un momento che è avvenuto e che continua a pulsare in eterno in un istante di tempo. Continuerà a battere e anche questo sarà parte di ciò che vorrò essere d’ora in poi.